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Quanto durerà la società signorile di massa?
Pubblicato da Aurora Magni il 13/05/2020 - 2 commenti - visualizzazioni: 295
  Voto    

Ho iniziato la lettura di La società signorile di massa di Luca Ricolfi poco prima che il covid19 decretasse la chiusura di ogni attività produttiva e sociale. Il libro,  che ha suscitato parecchio interesse, propone una lettura della società che potrebbe essere confermata o cancellata dalla pandemia e dagli effetti di questa sull’economia italiana.

Andiamo per ordine, anche se la lettura del libro –raccomandata- certamente non è sostituibile da questo breve post. Per ‘società signorile di massa’ l’autore intende ‘una società opulenta in cui l’economia non cresce più e i cittadini che accedono al surplus senza lavorare sono più numerosi di quelli che lavorano’. Una società che ricorda il mondo di Jane Austen ma più in grande e democratico.  Una società i cui consumi opulenti sono sostenuti in larga misura non da reddito da lavoro ma da forme non produttive di remunerazione (affitti di case di proprietà, rendite da investimenti finanziari, welfare, reddito di cittadinanza) e dal consumo dei risparmi delle generazioni precedenti. In una società di questo tipo l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro è ritardato significativamente e non sempre per motivi riconducibili alla mancanza di opportunità ma più frequentemente alle aspettative e all’immagine di sé che il candidato ha avuto modo di sviluppare in un sistema scolastico poco incline alla meritocrazia. Naturalmente non mancano i giovani che studiano con impegno e accumulano nel curriculum vitae esperienze lavorative e stage, spesso all’estero, ma è la prima categoria a preoccupare.

La società signorile di massa è meno povera di come spesso la si descrive non perché non esistano i poveri – Ricolfi parla addirittura  di paraschiavismo (emigranti, lavoratori precari)- ma perché la maggior parte dei cittadini non solo è in grado di soddisfare le esigenze primarie ma ha un tenore di vita caratterizzato da uso delle tecnologie, viaggi e spazio dedicato all’intrattenimento, vantaggi e beni che  le generazioni precedenti non si avrebbero nemmeno potuto immaginare. Ricolfi non parla di moda ma possiamo declinare questa tipologia di prodotti come un ‘di cui’ della nuova fenomenologia dei consumi che spazia dai nuovi modelli di approccio al food al fitness e alla cura di sé, dai viaggi all’acquisto di prodotti tecnologici usati soprattutto per svago, fino al gioco d’azzardo e al consumo di sostanze illegali. La fotografia proposta è impietosa quando si evidenziano il basso livello culturale della maggioranza dei cittadini, il narcisimo del selfie e il presenzialismo sui social.

Naturalmente la conclusione è l’unica che un economista può trarre. Consumi senza crescita non possono durare,  la crescita richiede produttività, in Italia ferma da vent’anni.

Tutto questo prima del  coronavirus. Il libro, infatti, è stato stampato nell’ottobre 2019. Poi lo scenario cambia o almeno ci sono i presupposti perchè cambi. La popolazione è chiusa in casa o peggio,  in ospedale, le attività si fermano salvo quelle di interesse primario, si va in coda al supermercato con guanti e mascherina e le lezioni si fanno al computer.  Insomma quello che sapete. Non sappiamo ancora quantificare il costo globale di questa vicenda ma quando metteremo insieme i cocci rotti del comparto industriale con quelli dell’agricoltura, del turismo, dell’artigianato etc. saranno dolori.

Ma noi come ne usciamo? Ci è piaciuta questa prova di ‘decrescita felice’ con l’auto in garage, la verdura consegnata a casa in cassette, le chiacchierate da balcone a balcone? Non tanto, per lo più l’abbiamo vissuta come una perdita di opportunità: di business, di relazioni, di crescita. Potevamo sfruttare meglio questo periodo e leggere davvero i libri che ci eravamo ripromessi di leggere? Forse. O forse la strada non è quello di passare in poche ore dal 'troppo' alla deprivazione.  Sarebbe bello che tutti – i giovani in particolare- ci riflettessero individuando un loro percorso che rimedi magari ai grossolani errori della generazione precedente, almeno in parte.

Una critica però al libro di Ricolfi mi sento di farla.

Nell’analisi –peraltro giustamente severa- manca l’ambiente e questo crea una sorta di vuoto, di contesto inesplorato.

Innanzitutto perché le risorse consumate in modo irragionevole da questo modello di società non sono solo quelle economiche ma sono anche ambientali. Spesso le due sfere coincidono ma è meglio tenerlo presente.

In secondo  luogo perché gli effetti dei cambiamenti climatici aumenteranno ulteriormente le disuguaglianze sociali e già il covid19 l’ha evidenziato: l’isolamento è stato meno duro per chi ha un giardino e vive circondato dal verde rispetto chi abita con due figli in un appartamento di 60mq in un quartiere di periferia. E siccome  qualità della vita  e salute alla lunga hanno a che fare più con lo spazio, la qualità dell’aria, il silenzio che con gli apericena, gli effetti non possono che essere tangibili.

Infine sarebbe interessante riflettere su cos’è quella che un po’ enfaticamente potremmo chiamare la ‘natura’ per i protagonisti della società signorile di massa. Qualcosa da consumare facnedo sport nel week end o in vacanza? Una dimensione da inserire nella costruzione dell’io ‘politicamente corretto’ delle aree più sensibili della popolazione? Forse il coronavirus –privandocene- ci può aiutare a capirlo meglio.

 


  
Pubblicato da Aurora Magni il 13/05/2020
Archiviato sotto opinioni/interviste

Commenti
Da Paolo Broglio il 02/06/2020 11.29
Ciao Aurora
Ho trovato anch’io molto interessante il libro di Ricolfi e concordo sulla carenza di analisi ambientale. D’altra parte è un sociologo.......non possiamo pretendere miracoli!



Da Aurora Magni il 13/06/2020 14.42
AAHHHH!!!




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