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Raddoppiate in un anno le aziende agricole che coltivano la canapa
Pubblicato da Aurora Magni il 27/10/2014 - 2 commenti - visualizzazioni: 2606
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Da una analisi Coldiretti/Ixe’, divulgata in occasione della presentazione al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio svoltosi il 17 e 18  ottobre scorso, risulta che  il 64 per cento degli intervistati è favorevole alla coltivazione della cannabis ad uso terapeutico in Italia. I primi prodotti farmaceutici potrebbero essere pronti già nel 2015. Intanto è nato un  gruppo di lavoro composto da rappresentanti dei ministeri della Difesa e della Salute e da quello delle Politiche agricole e forestali, dello Sfcm, dell’Aifa, dell’Istituto Superiore di Sanità e delle Regioni e Province autonome, che ha l’obiettivo di definire  un programma di sviluppo dei prodotti e un protocollo operativo.

Medicina a parte la canapa è un materiale tessile interessante e ci fa piacere che se ne parli anche se poi, come ogni volta, dopo aver letto entusiastiche dichiarazioni, ci viene facile chiedere: ma esiste ( ancora) in Italia una filiera in grado di produrre filati tessili? Linificio e Canapificio Nazionale a parte, intendo. Perché ogni volta che si parla di canapa (ma anche di ginestra e ortica) si finisce su questo scoglio. E non è uno scoglio da poco.

Intanto, ci informa Coldiretti, in attesa del via libera su vasta scala della cannabis indica a scopo terapeutico in Italia è boom nella coltivazione della canapa (cannabis sativa),  con un aumento del 150 per cento dei terreni coltivati nel 2014 rispetto all’anno scorso a scopo tessile, edile, cosmetico, ecc.

Nel 2014 –si legge nel documento-sono raddoppiate le aziende agricole coinvolte nella semina che dalle 150 del 2013 sono passate a circa 300 quest’anno, con il conseguente aumento degli ettari coltivati in Italia che da circa 400 (nel 2013) sono diventati 1000, con campi di canapa in Puglia, Piemonte,  Veneto, Basilicata, ma anche in Friuli V.G. Sicilia e Sardegna.

Ma come la mettiamo con la legge?  

Nel 1961 il Governo italiano aveva sottoscritto una convenzione internazionale chiamata “Convenzione Unica sulle Sostanze Stupefacenti” (seguita da quelle del 1971 e del 1988), in cui  la canapa sarebbe dovuta sparire dal mondo entro 25 anni dalla sua entrata in vigore. Nel 1975 esce la “legge Cossiga” contro gli stupefacenti, e negli anni successivi gli ultimi ettari coltivati a canapa scompaiono.

Oggi le Istituzioni - continua la Coldiretti - sono consapevoli dell’esigenza di creare un quadro legislativo di minore rigidità che possa valorizzare le caratteristiche distintive della canapa italiana con la presentazione in Parlamento di ben tre proposte di legge alla Camera che dovrebbero convergere in un testo unificato sul quale sono state anche avviate audizioni informali degli esperti.“

Non credo che la destinazione tessile e/o edile della canapa sia in cima ai progetti del gruppo di lavoro (che non a caso vede la presenza del mInistero della salute) ma già che ci siamo… pensiamoci.

Si valutano positivamente anche gli effetti della filiera della canapa sull’occupazione: dai campi al prodotto finito si creerebbe lavoro per 10mila persone.

Insomma, basta ricominciare a filarla e il gioco è fatto.


  
Pubblicato da Aurora Magni il 27/10/2014
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Commenti
Da umberto tunesi il 28/10/2014 03.34
Sì ma ... se la si fuma si spende di meno e si guadagna molto di più. Chiedo scusa per l'acido sarcasmo.

umberto tunesi


Da giorgio Pagliani il 28/10/2014 09.10
Purtroppo la ripresa della coltivazione della canapa è molto lenta . A fine anni Novanta a Carpi si era tentato con un progetto insieme all' Università di Modena di rilanciarla insieme anche ad un Istituto pubblico operante nel settore agricolo.
Nel concreto mi pare che anche il Gruppo di Giorgio Armani, che era stato promotore di un Consorzio ad hoc con sede in provincia di Ferrara , abbia abbandonato una iniziativa per il suo uso nel settore tessile.



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