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Reach e sostenibilità. Il convegno di AICTC
Pubblicato da Aurora Magni il 04/03/2018 - 1 commento - visualizzazioni: 1731
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Si è svolto a Milano il 2 marzo scorso il convegno nazionale dell’ Associazione Italiana di Chimica Tessile Coloristica dedicato a Reach e sostenibilità.

Alla presenza di oltre 200 manager, tecnici e ricercatori a cui si è aggiunto un nutrito gruppo di studenti di istituti tessili sono state presentate ben 22 relazioni organizzate in blocchi tematici.

Al centro delle riflessioni naturalmente il  regolamento Reach e le nuove scadenze. Entro il 31 maggio 2018 infatti dovranno essere registrate tutte le sostanze prodotte o importate in quantitativi compresi tra 1 e 100 tonnellate all’anno. La  riduzione dei volumi che rendono obbligatoria  la procedura di registrazione peserà  sulle piccole e medie imprese spesso non preparate a gestire la complessa gestione del regolamento. E poiché il regolamento è molto rigido  le imprese che non registreranno le sostanze presso l’ECHA (Agenzia europea per le sostanze chimiche) entro la data indicata non potranno più produrle, importarle e utilizzarle. Oltre a approfondire le nuove condizioni gli interventi svolti sul tema hanno evidenziato i risultati concreti della grande operazione Reach: in 10 anni dall’entrata in vigore del regolamento sono state inventariate 130 mila sostanze da parte di 10mila aziende ed identificate 181 sostanze ‘very higt concern’, cioè particolarmente critiche.

Tutti contenti quindi? Il Reach serve davvero a rendere la chimica più sicura? Nessuno l’ha negato ma non mancano osservazioni ‘in sottofondo’ proposte in particolare dai relatori di  area confindustriale:

  • Noi europei siamo sottoposti a rigorose pratiche di registrazione, trasparenza e controlli, il resto del mondo no. E i prodotti in ingresso non sono sempre sicuri, anzi,
  • Mettere al bando sostanze critiche di cui si conoscono gli effetti per sostituirle con altre più sicure ma meno studiate è pericoloso. Cioè, meglio conoscere i propri nemici,
  • E naturalmente: le aziende europee sono penalizzate dal peso di attività burocratiche pesanti.

Raccontato così il Reach sembra soprattutto un problema. Proviamo a  vedere il bicchiere mezzo pieno: può essere che le imprese che ‘sposano’ in modo non burocratico il Reach siano più competitive? Che si sviluppino nuove competenze professionali? (un convegno pieno di giovani fa bene a porsi questa domanda).  Di sicuro cercare soluzioni sostitutive è la strada su cui l’industria chimica si sta spingendo da anni e l’università è solitamente ben lieta di studiare e colmare la mancanza di conoscenza soprattutto in relazione ai nuovi composti. Dai che si può fare!

Ma se il Reach è un carico di lavoro a cui non ci si può sottrarre che dire delle strategie volontarie?

Abbiamo scritto più volte a proposito del proliferare di certificazioni volontarie, RMSL, capitolati di brand e aggregazioni di brand. Un quadro complesso che spesso disorienta i produttori di semilavorati chiamati dai committenti a rispondere a protocolli, richieste documentali spesso ridondanti e contradditorie. Il convegno ha permesso di conoscere più da vicino l’approccio integrato di Bluesign, ZDHC, l’articolata evoluzione di Oekotex che punta ad approcciare le strategie di sostenibilità ambientale non più solo dal punto di vista del prodotto tessile, ma anche del prodotto chimico (Oekopassport) e dell’azienda  (Step). E in fondo al viale, citato con un’enfasi che un po’ sorprende considerata la chiusura della campagna sia ormai prossima, Detox con il suo obiettivo ‘0 sostanze chimiche tossiche’ che ha negli anni animato tante discussioni. Obiettivo difficile da raggiungere ma a cui più o meno tutti dichiarano di tendere.

Il microfono è poi passato alle esperienze aziendali che mostrano quanto siano ormai diffuse buone prassi per risparmiare acqua, energia, sostanze chimiche e rendere la moda più sicura (Colle, Albini, Eurojersey, Guess). Dal canto suo l’industria chimica investe in ricerca per fornire al mercato composti ecofriendly ad esempio alternativi ai Pfc (Huntsman), in bio-based (Bozzetto), e, metabolizzata la fase di registrazione delle sostanze come richiesto dal Reach gioca un ruolo importante nei processi di valutazione delle sostanze (Basf).

La nostra presenza al convegno si è giocata su due temi:

  1. i nuovi strumenti presto a disposizione delle imprese per auto valutare la propria compliance ai principali protocolli  mediante il progetto F-Susy che è ormai pronto a passare alla fase ‘sperimentazione’ nelle aziende,
  2. le nuove modalità di relazione tra  consumatori e luoghi della produzione e del consumo e il ruolo che in questo scenario assume la sostenibilità.

In conclusione:  bravi gli amici di AICTC ad imbandire una così esaustiva descrizione di punti di vista e modelli di business diversi che hanno permesso di delineare i nuovi confini della sostenibilità ambientale dell’industria tessile, confini  stabiliti inevitabilmente dal contesto legislativo ma in larga misura dal desiderio di connettere competitività a sostenibilità.

 


  
Pubblicato da Aurora Magni il 04/03/2018
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Commenti
Da Aurora Magni il 14/03/2018 13.54
Le slide del prof. Gronchi sono scaribabili qui
http://f-susy.it/2018/03/14/f-susy-al-convegno-nazionale-aictc/




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