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Si muore ancora di sandblasting
Pubblicato da Redazione Blumine il 30/03/2012 - 0 commenti - visualizzazioni: 3400
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Abbiamo già parlato tempo fa della sabbiatura in Turchia e dei casi di morte accertati a seguito delle denunce delle associazioni umanitarie. Ma il problema non è certo risolto. Semplicemente "si è spostato" in parti del mondo ancora più povere.

La denuncia arriva dalla Campagna Abiti Puliti i cui ricercatori hanno deciso di verificare sul campo le condizioni di lavoro in cui viene trattato il tessuto denim allo scopo di ottenere l’effetto usato che la moda richiede.

L’ispezione di 7 fabbriche bengalesi e l’intervista a 73 lavoratori, di cui oltre la metà addetti alla sabbiatura, hanno dato esiti preoccupanti. In nessuno dei 7 stabilimenti la sabbiatura è stata definitivamente abolita, qualunque siano state le istruzioni dei committenti, e spesso viene eseguita di  notte in modo da non dare nell’occhio. I principali marchi identificati sono H&M, Levi’s, C&A, D&G, Esprit, Lee, Zara e Diesel, la totalità dei quali, ad eccezione di Dolce e Gabbana che ha sempre rifiutato di fornire informazioni sulle sue tecniche produttive, sostiene di avere abolito l’uso della sabbiatura nelle proprie filiere internazionali.

Gli operai, si legge nel rapporto, lavorano senza protezione, in ambienti saturi di polveri ad alto tenore di silice. Persino l’adozione del più semplice dei mezzi preventivi, l’uso di sabbia importata a basso contenuto di silice, viene totalmente omessa nella maggior parte delle fabbriche. In alcuni stabilimenti si è passato dalla sabbiatura manuale a quella meccanica, ma, essendo effettuata in ambienti aperti e in assenza di dispositivi di sicurezza adeguati, il livello di pericolosità è rimasto identico. Nessun tipo di formazione per i lavoratori e, soprattutto, per i medici, è stata realizzata, precludendo la possibilità di cure tempestive in caso di malattia.

La situazione è molto grave” dichiara Deborah Lucchetti della Campagna Abiti Puliti, “ al contrario di quanto sostengono pubblicamente, i marchi non sono disposti a modificare lo stile dei loro prodotti o a modificare i tempi e costi di produzione per permettere ai fornitori di adottare metodi alternativi che comportano lavorazioni più sicure, con il risultato di continuare a incentivare l’uso, clandestino o alla luce del sole, della sabbiatura. Ormai è noto da anni il rischio professionale di contrarre la silicosi per migliaia di lavoratori tessili; le imprese devono fare di più per eliminare definitivamente l’uso della tecnica potenzialmente fatale”.

  


  
Pubblicato da Redazione Blumine il 30/03/2012
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