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Sustainable Denim: good news da Itema Group
Pubblicato da Fabio Guenza il 16/04/2019 - 0 commenti - visualizzazioni: 1002
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(see English text below) 

La sostenibilità della moda è un percorso globale e non può fare a meno del contributo dei produttori di macchine tessili.

È questo il significato del Denim Day organizzato il 12 aprile scorso presso la propria sede da Itema Group (Gruppo Radici), leader nella produzione di macchine tessili specificamente progettate per il denim, con un fatturato annuo di 306 milioni di eurovarie sedi sparse nel mondo.

L’occasione era la presentazione dei nuovi telai a pinza R95002denim dotati di tecnologia iSAVER, le cui principali innovazioni sono rivolte alla sostenibilità.

La tecnologia sviluppata da Itema consente innanzitutto di inserire i fili di trama nel tessuto senza la necessità di ulteriori filati, eliminando gli sprechi di trama sul lato sinistro del telaio, con una riduzione del 3% del materiale di scarto. Il risparmio annuo è stato quantificato per ciascun telaio su vari livelli di sostenibilità:

- 2.000€
- 1.000 kg di cotone
- 20.000 tonnellate di H20 (nella coltivazione del cotone)

lato sinistro/left side: no waste

 

 

 

 

 

 

Inoltre, il doppio pre-ugello permette di distribuire meglio la trazione sul filo con una diminuzione complessiva della torsione che ha diversi vantaggi:

- aumentare la velocità di tessitura, a parità di altre condizioni
- diminuire il consumo di aria compressa (-23%) e quindi di energia, a parità di altre condizioni

La minor torsione è vantaggiosa sui fili più delicati in genere (vedi fibre nobili) quindi ha anche vantaggi qualitativi. 

In particolare, un filo da riciclo, meno robusto di quello vergine, può essere tessuto più agevolmente. Un attributo fondamentale da esplorare in un momento in cui tutto sembra convergere verso il riciclo, perché la sostenibilità o si trasforma in qualità o non viene recepita dal mercato.

Molte buone notizie insomma, per un materiale che per importanza e volumi ha un ruolo fondamentale per la sostenibilità della moda, e che nel tempo già ha fatto diversi passi avanti: la lotta al sandblasting, l’impegno Detox (oltre a brand come Levi’s o G-Star si contano parecchi fornitori coinvolti: dai cotonifici alle lavanderie, passando per tessitori, accessoristi e tintori), le molteplici esperienze sul riciclo, e così via fino al jeans a noleggio.

Ma la giornata è stata interessante anche a un altro livello della sostenibilità cioè quello del coinvolgimento degli stakeholder (tre brand e un centinaio di produttori di denim da tutto il mondo) da parte dell’Azienda, grazie ad un prestigioso panel sul tema “Evoluzione della sostenibilità nella catena del denim. Verso un nuovo modello di business, generare profitto creando valore”, composto da: 

- Kutay Saritosun – Director of Fashion Brands, bluesign technologies AG 
- Marco Lucietti – Senior Adviser, Copenhagen Fashion Summit
- François Girbaud – Founder and Owner, Marithé + François Girbaud
- Federico Corneli – Founder and CEO, haikure / CEO, CS Jeans
- Alessandro Bondavalli – Merchandising Director Apparel, Guess Europe
- Christian Straubhaar – Sales & Marketing Director, Itema Group 

Federico Corneli,  Alessandro Bondavalli, François Gerbaud, Christian Straubhaar

 

Il panel ha fatto emergere l’importanza dei primi passi ma anche la necessità di una collaborazione a tutti i livelli della filiera specifica, dal meccanotessile ai tessitori fino ai brand, coinvolgendo anche chimici, filatori e nobilitatori (sebbene estranei al consesso) per ottimizzare la catena del valore e scalare la sostenibilità - in un momento storico in cui la velocità dell’inversione di rotta in senso sostenibile non sembra sufficiente a prevenire l’incombente disastro climatico.

A monte, il tema della necessità di indirizzare l’innovazione stilistica e tecnologica in senso responsabile. In altri tempi, chi avrebbe potuto immaginare che l’avvento dello stone-washed avrebbe portato al sandblasting? O, più recentemente, che la diffusione dell’elasticizzato avrebbe posto enormi problemi al riciclo (per le difficoltà dello sfilacciamento del tessuto che contenga certe percentuali di elastane)?

A valle, il tema dell’educazione del consumatore, che continua a essere percepito come un portatore di istanze approssimative a cui diventa difficile rispondere se non si ha da un lato una value proposition chiara: ad esempio, la trasparenza della supply chain di haikure, l’integrazione di materiali a basso impatto ambientale di Guess; dall’altro, un coinvolgimento del consumatore stesso che ne aumenti la consapevolezza. Un tema culturale che rappresenta una sfida ostica in un contesto in cui il senso per la qualità materiale e intrinseca da parte del consumatore medio è diminuita a fronte di quello per gli aspetti puramente stilistici e modaioli.

Suggestioni lanciate da una iniziativa meritevole, a cui forse solo uno sforzo di sistema può rispondere.

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The sustainability of fashion is a global path and cannot do without the contribution of textile machinery manufacturers.

This is the meaning of the Denim Day organized on 12 April at its headquarters by Itema Group (Radici Group), a leading manufacturer of textile machines specifically designed for denim, with an annual turnover of 306 million euros and various locations scattered throughout the world.

The occasion was the presentation of the new R95002denim rapier looms equipped with iSAVER technology, whose main innovations are aimed at sustainability.

The technology developed by Itema allows, first of all, to insert the weft yarns in the fabric without the need for additional yarns, eliminating the left-hand weft waste, with a 3% reduction in waste material. The annual savings was quantified for each frame on various levels of sustainability:

- € 2,000
- 1,000 kg of cotton
- 20,000 tons of H20 (in cotton cultivation)

Furthermore, the double pre-nozzle allows better distribution of the traction on the yarn with an overall decrease in torsion which has several advantages:

- increase the weaving speed, all other conditions being equal
- decrease the consumption of compressed air (-23%) and therefore of energy, all other conditions being equal

The lower twist is advantageous on the more delicate wires in general (see noble fibres) so it also has qualitative advantages.

In particular, a recycled yarn, less robust than the virgin one, can be woven more easily. A fundamental attribute to be explored at a time when everything seems to converge towards recycling because sustainability either becomes quality or is not received by the market.

A lot of good news, in short, for a material that in importance and volume plays a fundamental role for the sustainability of fashion, and that over time has already made several steps forward: the fight against sandblasting, the Detox commitment (in addition to brands like Levi's or G-Star there are several suppliers engaged: from cotton mills to laundries, passing through weavers, accessories manufacturers and dyers), the multiple experiences on recycling, and so on up to jeans leasing.

But the day was interesting also at another level of sustainability, namely that of stakeholder involvement (three brands and one hundred denim producers from around the world) by the Company, thanks to a prestigious panel on the theme "Evolving sustainability in the denim chain. Towards a new business model, generating profit while creating value" consisting of:

- Kutay Saritosun – Director of Fashion Brands, bluesign technologies AG 
- Marco Lucietti – Senior Adviser, Copenhagen Fashion Summit
- François Girbaud – Founder and Owner, Marithé + François Girbaud
- Federico Corneli – Founder and CEO, haikure / CEO, CS Jeans
- Alessandro Bondavalli – Merchandising Director Apparel, Guess Europe
- Christian Straubhaar – Sales & Marketing Director, Itema Group 

The panel highlighted the importance of the first steps but also the need for collaboration at all levels of the specific supply chain, from textile machinery to weavers to brands, also involving chemists, spinners and ennobling (albeit unrelated to the assembly) to optimize the value chain and scaling sustainability - in a historic moment in which the speed of a reversal of direction in a sustainable sense does not seem sufficient to prevent the impending climate disaster.

Upstream, the theme of the need to address stylistic and technological innovation in a responsible sense. In other times, who could have imagined that the advent of stone-washed would have led to sandblasting? Or, more recently, that the spread of the elasticized would pose enormous recycling problems (due to the difficulty of the fraying of the fabric that contains certain percentages of elastane)?

Downstream, the theme of consumer education, which continues to be perceived as a bearer of approximate instances to which it becomes difficult to answer if, on the one hand, there is no clear value proposition: for example, the transparency of haikure's supply chain, the integration of materials with low environmental impact by Guess; on the other hand, a consumer involvement that increases awareness. A cultural theme that represents a difficult challenge in a context in which the sense for the material and intrinsic quality on the part of the average consumer has diminished compared to that for purely stylistic and fashionable aspects.

Suggestions launched by a worthy initiative, to which perhaps only a systemic effort can respond.


  
Pubblicato da Fabio Guenza il 16/04/2019
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