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The end of consumerism/La fine del consumismo? - The Guardian, 14th June
Pubblicato da Fabio Guenza il 15/06/2011 - 1 commento - visualizzazioni: 3899
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ITALIANO (see below for english)
Il consumo collaborativo - l'idea che possiamo condividere o scambiare qualsiasi cosa, dai vestiti ai posti auto al tempo libero – può essere la risposta al consumismo dilagante?

E’ questo l’interrogativo posto da un interessante articolo del Guardian del 14 giugno.
Interessante l’esperienza del “Clothes' swishing”, eventi collettivi dove i partecipanti, pagando una minima quota d’ingresso per l’organizzazione, possono conferire abiti usati ricevendo in cambio dei “crediti di scambio” da utilizzare a loro volta per altri capi a loro scelta.
Le regole del gioco – è il caso di dire – sono variabili: può variare la quota d’ingresso, o la ragione di scambio (in alcuni casi è 1-1, in altri cambia a seconda dello stilista), ma in ogni caso è un altro esempio di come l’aspetto “esperienziale” dell’atto di acquisto (il fatto di partecipare, di divertirsi, di mettersi alla prova, di creare nuovo valore) possa diventare predominante nell’atto di consumo. Il tutto mediato dal social networking (il tam-tam, l’invito su facebook alla community per il prossimo “swish”…).
Non sarà la fine del consumerismo, e neanche l’inizio della fine, ma forse è la fine dell’inizio, come diceva quell’inglese. Per lo meno del consumismo come lo conosciamo. Il punto infatti è che in un modello di consumo avanzato e in divenire, i beni relazionali (quelli che non si possono “consumare” in proprio ma solo in relazione con gli altri) stanno diventando  sempre più cruciali, a scapito delle “tradizionali” utilità e strategie di marketing . E questo non solo per motivi economici “puri” (la crisi…) ma per il grande potenziale di miglioramento nel rapporto tra soddisfazione e prezzo (nella misura in cui il consumatore diventa protagonista attivo dell’atto d’acquisto stesso). E il fashion, lungi dall’essere regno dell’effimero, si dimostra specchio di fenomeni di particolare interesse per la sostenibilità.
Per approfondimenti si rimanda, oltre che alla lettura dell’articolo, al gruppo di discussione sui beni relazionali, che era argomento di un paper presentato da alcuni membri di sustainability-lab al recente convegno internazionaleMarket and Happiness. Do economic interactions crowd out civic virtues and human capabilities?"


ENGLISH
Collaborative consumption – the notion that we can now share or swap anything from clothes and parking spaces to free time – is an exciting idea. But is it really the answer to rampant consumerism?

This is the question posed by an interesting article in the Guardian on June 14.
"Clothes '​​swishing', are collective events where participants pay a minimal entrance fee for the organization, can give the old clothes in exchange for "swap credits" to be used in turn to take other clothes at one’s choice.
The rules of the game – as it’s worth saying - are variable: entry fee can change, or the swap ratio  (in some cases, 1-1, in others varies depending on the designer), but in any case it is another example of how the "experiential" aspect of the purchase (the fact of participating, have fun, to test themselves, to create new value) will become predominant in the act of consumption. And all is mediated by social networking (the invitation to the facebook community for the next "swish"...).
It may not be the end of consumerism, and even the beginning of the end, but maybe it's the end of the beginning, as the English say. At least of consumerism as we know it. The point is that in an advanced model of consumption, relational goods (those that can not be "consumed" by an individual alone but only in relation with others) are becoming increasingly crucial, at the expense of "traditional" usefulness and marketing strategies. This is not only for economic reasons  (the crisis ...) but for the great potential for improvement in the ratio between satisfaction and price (to the extent that the consumer becomes an active protagonist of the purchase itself). And fashion, far from being the realm of the ephemeral, mirrors phenomena of particular interest for sustainability.
For further details see, in addition to reading the article, the discussion group on relational goods, which was the subject of a paper presented by some members of sustainability-lab at the recent International Conference on "Market and Happiness. Do economic interactions crowd out civic virtues and human capabilities?"


  
Pubblicato da Fabio Guenza il 15/06/2011
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