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Una imprenditrice alla guida di Acimit
Pubblicato da Aurora Magni il 27/06/2013 - 0 commenti - visualizzazioni: 2986
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E’ Raffaella Carabelli, direttore commerciale della Fadis spa, impresa varesotta da tempo attenta alla sostenibilità delle proprie produzioni, a sostituire Sandro Salmoiraghi alla guida di Acimit, l’associazione dei produttori di macchine tessili. La signora, già vicepresidente dell’associazione e membro della delegazione italiana in seno al CEMATEX, il Comitato delle associazioni meccanotessili europee, si è definita “una manager con la valigia in mano” a sottolineare la forte tensione all’internazionalizzazione della sua impresa.

Del resto i dati presentati nel corso dell’assemblea del 24 giugno scorso confermano il peso che l’export ha assunto nelle strategie del settore e indicano, attraverso i numeri, la nuova geografia mondiale del tessile.

Il valore della produzione italiana di macchine tessili si è attestato a 2,4 miliardi di euro, con una flessione dell’11% sull’anno precedente. L’export, che resta il driver per le aziende del settore, rappresenta l’83% della produzione ed è diretto soprattutto in Cina, Turchia e India. Le esportazioni sono diminuite del 7%, ma il mercato interno ha fatto peggio (-19% rispetto al 2011). Negativo è stato anche l’andamento delle importazioni (-15%). Una situazione che non penalizza solo i produttori italiani ma anche i nostri principali concorrenti (Germania, Giappone e Svizzera), che hanno registrato un complessivo cedimento delle vendite estere. La Cina, che si conferma il principale destinatario delle tecnologie tessili italiane, seppur con una flessione del 22% rispetto al 2011, si presenta come grande esportatrice di macchine nell’Asia grazie soprattutto alla presenza in quell’area di siti produttivi europei e giapponesi.

In questo clima non esattamente ispirato da facile ottimismo, la scelta di differenziare i prodotti made in Italy in termini di eco compatibilità diventa elemento di competizione internazionale. La Green Label lanciata da Acimit già 3 anni fa con il progetto “Sustainable Technologies”, si sta dimostrando strategia importante per il meccano tessile italiano. Sono 32 le aziende che hanno aderito all’iniziativa sottoponendo alla metodologia LCA (Life Cycle Assessment) e alla verifica dell’ente di certificazione internazionale Rina alcune tipologie di macchinari pensati per risparmiare energia, acqua e ridurre le emissioni ed i consumi di sostanze chimiche.

Un contributo di tecnologia offerto al sistema tessile affinchè se ne avvalga nel ridurre anche il proprio impatto ambientale in una logica di filiera integrata ed ecocompatibile.


  
Pubblicato da Aurora Magni il 27/06/2013
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