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Unic disegna la sostenibilità della filiera della pelle
Pubblicato da Aurora Magni il 03/12/2019 - 0 commenti - visualizzazioni: 287
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Presentato oggi nel corso dell’Assemblea di UNIC, l’associazione che raggruppa le principali concerie italiane, il 17^ bilancio di sostenibilità del settore.

Negli interventi è risuonato spesso il riferimento all’attacco che l’industria conciaria ritiene di subire negli ultimi tempi dai movimenti animalisti ed ambientalisti ma nel suo insieme il documento non  presenta un approccio  difensivo, serve piuttosto a delineare gli impegni e le strategie verso la sostenibilità del comparto che – vale la pena ricordarlo- conta circa 18 mila addetti occupati  in oltre 1.200 aziende.

Il programma fa riferimento ai 17 goals dell’Agenda 2030 e colloca le proprie azioni all’interno della grande strategia ONU per il futuro sostenibile. Ecco alcuni dei dati più interessanti.

Azioni contro il cambiamento climatico: le imprese hanno agito sui fattori alla base della produzione di inquinanti  e di consumo di risorse e grazie a investimenti tecnologici nel 2018 il carico di COeq per m2 di pelle è di  2 kg.

Nello specifico i risultati ottenuti sono così sintetizzabili:

  • -3% consumi di sostanze chimiche (1,90 kg/m2)
  • -19% consumi idrici (consumi idrici: 103ltri/m2)
  • -30% consumi energetici (0,94Tep/ 1000m2)

Per quanto riguarda i rifiuti 1 m2 di pelle comporta 1,75kg di scarti e 1,24 kg di sottoprodotti, complessivamente, si legge nel rapporto, si tratta di scarti non pericolosi (solo il 2,7% lo è) . Circa il 30% è destinato allo smaltimento mentre il 70% viene recuperato.

Due i temi su cui UNIC insiste molto:

1.la pelle è uno scarto dell’industria alimentare, contrariamente a cui pensa oltre il 60% delle persone intervistate nel corso di un’intervista effettuata dall’associazione,  non si uccidono animali solo per fare borse e scarpe (a parte serpenti e coccodrilli ci permettiamo di notare)

2. è un prodotto naturale e ben inseribile in una strategia circolare.

Nel corso del dibattito è stata inoltre citata la necessità che si arrivi a definire per legge il significato di termini come ecopelle, pelle ecologica, causa di equivoci e fraintendimenti.


  
Pubblicato da Aurora Magni il 03/12/2019
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