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UNIC vince: solo la pelle si chiamerà pelle
Pubblicato da Aurora Magni il 14/06/2020 - 2 commenti - visualizzazioni: 199
  Voto    

 

Una decisione che fa bene ai conciatori e ai consumatori ma anche alla moda vegana. Proviamo a spiegare perché.

Approvata il 28 maggio 2020 e in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, la nuova legge sancisce la conclusione di un lungo lavoro di sensibilizzazione svolto da UNIC, l'associazione nazionale dei conciatori, e finalizzato a sostituire la legge ormai inadeguata del 1966.
 
Tra le altre misure, oltre a fornire una definizione dei termini pelle e cuoio più corretta e in linea con la normativa comunitaria e tecnica, la legge sancirà l’espresso divieto dell’uso delle parole pelle e cuoio, per identificare materiali non derivati da spoglie di animali. In altre parole non si potranno più usare definizioni come ecopelle, vegan leather e simili utilizzati per indicare materiali polimerici simili alla pelle.

Ci sembra una buona cosa. Nati per sostituire la pelle con manufatti simili ma molto più economici nella produzione di scarpe, borse e arredamento, i materiali accoppiati (solitamente polimero su tessuto con effetti di tintura e di texture simili al pellame) sono diventati in tempi più recenti i beniamini dei consumatori sensibili a tematiche animaliste. E poiché la tecnologia ha reso questi materiali spesso davvero molto convincenti – e lo stesso si può dire delle pellicce sintetiche- non sono mancati equivoci e polemiche. La definizione ‘ecopelle’ è sempre parsa fuorviante e non sorprende che i conciatori l’abbiano sempre contestata sottolineando l’origine da combustibile fossile dei materiali concorrenti. Bene quindi che si sia fatta chiarezza.

Qualche precisazione.

  1. Che sia più sostenibile una vera pelle conciata o un polimero lo stabiliscono analisi applicate di volta in colta a specifici prodotti (ci sono processi di concia meno impattanti di altri per tecnologie e chemicals utilizzati e lo stesso vale per le strutture polimeriche). Si valutino i materiali in base alle specifiche storie e caratteristiche e vinca il migliore,
  2. Anche le strutture polimeriche usate per i materiali (al momento senza definizione) simili-alla-pelle-ma-che-non-sono-pelle  hanno vissuto la nuova stagione dell’innovazione sostenibile. Possono essere biopolimeri da trasformazione di biomasse, polimeri biobased, polimeri di sintesi second life, riciclabili, biodegradabili. Siamo infatti di fronte ad una nuova interessante famiglia di neomateriali che si alimenta di biotecnologie e guarda all’economia circolare. C’è bisogno di chiamarli …pellami? Forse è il momento di trovare un linguaggio che li differenzi dalla pelle e dalla sua imitazione.

Bene che si faccia chiarezza, e non è detto che non escano tutti vincitori, anche i produttori di polimeri più o meno bio a cui spetta ora il compito di trovare nuovi linguaggi.

(nota personale: questa vicenda mi fa pensare a quando al ristorante  vegetariano ti ritrovavi a mangiare un arrosto di soia…mah.  Quando la cucina vegetariana ha smesso di imitare le bistecche è cresciuta in creatività e gusto tanto da essere apprezzata -seppur magari solo occasionalmente- da abituali carnivori.)

Foto: un'immagine della campagna di Unic 2019/20

 
 


  
Pubblicato da Aurora Magni il 14/06/2020
Archiviato sotto fatti/attualità

Commenti
Da Mafalda Mafalda il 15/06/2020 13.17
Il richiamo all'alimentare non è peregrino. Parla come mangi...anche qui per un certo periodo si è usata ad esempio la "panna di soia" poi diventata "crema di soia". Sono parole, ma le parole hanno un significato ed è interesse sia dei custodi dell'originale che dei fautori dell'alternativa che i termini non si confondano. Anche se certamente questa decisione crea un problema di naming... uso appositamente il termine dei nostri amici inglesi perché saranno sicuramente loro, grazie a quella lingua veloce e elastica di cui dispongono, a trovare il giusto vocabolo che indichi questi rivestimenti di nuova generazione.
PS: data la ben nota sensibilità animalista dell'autrice, è particolarmente apprezzabile l'equilibrio dell'articolo nel trattare correttamente una questione che potrebbe facilmente dare luogo a equivoci e strumentalizzazioni. Anche questa è etica, e ce n'è sempre più bisogno



Da Aurora Magni il 15/06/2020 15.38
Grazie, davvero troppo gentile.
In attesa di definizioni da oltre Manica potremmo aprire un concorso di idee ;)



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