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Zero Emission Conference per raccontare il jeans sostenibile
Pubblicato da Aurora Magni il 25/10/2016 - 0 commenti - visualizzazioni: 2610
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Secondo Cotton Incorporated nel mondo vengono venduti circa 2 miliardi di paia di jeans all’anno ed il trend non accenna certo a diminuire, anzi. Per questo parlare di sostenibilità del denim e quindi del jeans è importante. Lo sa bene Lucia Rosin, titolare di Meidea, società di progettazione e ricerca sul denim che sta dedicando a questo tema molte energie.

“A luglio abbiamo inaugurato un spazio interattivo destinato anche ad accogliere iniziative culturali – ci racconta- La nostra idea è quella di animare quest’area in cui si disegna, si sperimenta, si consultano libri d’arte e magazine internazionali, con iniziative di condivisione e comunicazione che diffondano la cultura della green economy tessile”. Già qualche anno fa Meidea aveva fatto parlare di sé sperimentando a Premier Vision Denim con il suo Blue Garden un modo diverso di proporre il jeans sostenibile grazie agli allestimenti in materiali di riciclo e agli assaggi gastronomici biologici. Un invito a toccare, annusare e mangiare il made in italy sostenibile.

Ma un’iniziativa particolare realizzata a ottobre da Meidea ha suscitato soprattutto la nostra attenzione: la realizzazione di una Zero Emission Conference durante la quale Luicia Rosin ha parlato via web di sostenibilità a 250 operatori tessili del Bangladesh ed India.

A introdurre la conferenza un video in cui l’esperienza di progettazione sostenibile, sviluppata da Lucia e dal suo team, è illustrata con immagini efficaci e testi in inglese per raccontare come il jeans green ed etico nasca innanzitutto nella testa del designer e dello stilista.

“Il video è pensato per supportare le attività di consulenza, sensibilizzazione e di formazione che svolgiamo. I destinatari lavorano spesso nelle aziende che hanno sede in paesi stranieri e che realizzano i capi che i consumatori di tutto il mondo indosseranno. La scelta di parlare di sostenibilità con imprenditori, designer e tecnici del Far East può sembrare una provocazione. Qualcuno potrebbe dirci: ma come, anziché sostenere il made in Italy portate il vostro know how nei paesi più inquinanti e dove il rispetto per i lavoratori è ai livelli più bassi del mondo? Questa è la nostra sfida: diffondere a livello globale la cultura della green economy che sta rinnovando ed arricchendo l’idea stessa di made in Italy. E soprattutto aiutare la fabbrica del mondo a crescere sui temi della sostenibilità ambientale e sociale per evitare i danni ecologici irreversibile e diffondere cultura dell’equità sociale. Per questo parlare di sostenibilità in Bangladesh, in Vietnam o in Cina è così importante.”

https://vimeo.com/188801892


  
Pubblicato da Aurora Magni il 25/10/2016
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