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Il problema e lo spirito del cambiamento
Da: Aurora Magni Data: 21/05/2017 17.30 Ultimo commento: 09/06/2017 11.25 Rispondi

‘La dimensione dei cambiamenti che si sono generati negli anni recenti è evidente nei dati sui consumi pro-capite di fibre tessili, che sono cresciuti negli ultimi 15 anni dai circa 8 chilogrammi per abitante del 2000 ai circa 13 nel 2015 (+68%), più di quanto siano aumentati nei 40 anni precedenti – nel 1960 erano circa 5 chilogrammi. Ogni chilogrammo in più consumato si porta dietro, a parità di materiali, tecnologie e processi impiegati, un corrispondente incremento in termini di energia consumata, sostanze chimiche rilasciate nell’ambiente, esaurimento di materiali non rinnovabili.’

Ma per fortuna

La moda è sperimentatrice e avida di innovazione, è quindi tutt’altro che chiusa all’utilizzo di nuovi materiali o alla ri-contestualizzazione di materiali utilizzati in altri ambiti. Gli esempi sono innumerevoli, pochi tra tutti: il tessuto denim dei jeans, oggi il tessuto più usato, riconvertito negli anni Settanta – per primi da marchi italiani – da tessuto per abiti da lavoro a simbolo delle giovani generazioni, o il boom dei piumini negli anni Novanta, dal loro originale uso come abbigliamento tecnico da montagna, che ha conosciuto diverse vite, fino alle più recenti giacche in neoprene, materiale considerato, per qualche stagione, un must. Tuttavia, la sperimentazione, per passare dalle passerelle alle strade e sui grandi volumi, può richiedere tempo, ma soprattutto la coincidenza di gusti, linguaggi e culture che la valorizzino.

Inoltre

C’è  un fenomeno nuovo, tutto da analizzare, che ha a che fare con la forza della moda nell’ispirare i comportamenti: i prodotti realizzati con materiali e tecnologie sostenibili cominciano a diventare cool.

Marco Ricchetti, Creatività e qualità materiali. Gli accoppiamenti giudiziosi della moda (dal pag. 10)